LA PROSPETTIVA
     
     
    Allievo: Maestro vedo male, confuso e offuscato. Ho difficoltà a riconoscere luoghi e persone, ma non ho bisogno di nuovi occhiali perché già li posseggo. Che mi sta succedendo?
    Maestro: Non saprei, ma da quello che dici di certo non sembra un problema di vista, bensì di visione.
    Allievo: ciò che prima mi sembrava quotidiano, rassicurante, familiare, oggi mi sembra estraneo, mutevole e nuovo.
    Le parole che odo, gli sguardi che vedo, diversi.
    Ho paura
    Maestro: la paura è una buona maestra, ti permette di mettere in discussione ciò sembrava verità, ed invece era illusione.
    Ti permette di fermarti nel punto giusto per ridefinire. Ti avvisa che potresti precipitare. Ti tiene vivo.
    Allievo: sarà, ma mi strugge dentro, mi confonde la mente. Ne sono travolto.
    Maestro: ti ricordi quando venivi al tempio percorrendo sempre la stessa strada per anni ed anni, ti fermavi sul finire della collina e guardavi per un po' il panorama?
    Allievo: si Maestro. Ebbene?

         CHI SONO IO?
     
     
    chi sono
    Monologo tratto dalla serie The Gift
    Tutto quello che si trasforma dentro possiamo osservarlo anche fuori.

    Il tempo  è  un attimo eterno.
    Come in una singola goccia d'acqua si cela il cuore del passato, in un singolo attimo si cela il cuore del tempo eterno, del passato e del futuro. Chi riesce a cogliere quell' attimo, coglie la completezza del tempo e del viaggio.
    Ricorda: la vita è il dono più grande che ci sia stato fatto.
    È aperta ad infinite possibilità.
    C'è soltanto una cosa che puoi fare: arrenderti.
    Si devi arrenderti, devi lasciare fluire la vita, e devi viverla.
    Puoi connetterti con qualcuno per amore, o per paura.
    Connettiti per amore non per paura, per infinito amore, affinché l' universo ti abbracci e ti protegga, affinché ti avvolga con le sue braccia amorevoli.
    Non solo quando gioisci, quando sei felice quando stai bene, ma anche quando sei nell'ombra, quando soffri o sei in pericolo.

                   CAMBIAMENTO
     
     
    Allievo: tutt'intorno c'è chi vuole cambiare, si tagliano i capelli, perdono peso, cercano l'elisir di eterna giovinezza.
    Io mi guardo e mi intristisco, non so se son io che non vado bene o c'è qualcos'altro che mi sfugge!
    Maestro: Allievo caro, mi spiace vederti così. Si certo c'è sempre qualcosa che sfugge al nostro essere.
    Eppure tu cambi di continuo, e continuamente ti rinnovi.
    Allievo: scusa Maestro ma in questo momento io mi vedo solo come un' Allievo qualunque senza nulla da contare.
    Maestro: dov'eri ieri? E il giorno prima? E stamattina?
    Allievo: dove sono sempre a fare pratica e meditazione, a lavorare insieme agli altri, a giocare con i bambini, a studiare e a prendermi cura dei miei cari.
    Maestro: ecco hai già la tua risposta
    Allievo: Eh fosse facile, non vedo.
    Maestro: Quando i tuoi capelli crescono, le tue unghie si allungano, quando si fa inverno e poi estate, giorno e poi notte tu forse metti in dubbio il tuo essere? Forse no.
    Ti tagli i capelli e le unghie, senza esitare, ti copri se fa freddo ti scopri se fa caldo, dormi quand'è notte e ti risvegli al mattino.
    Continuamente fai una pratica che sembra una banalità ma è il fondamento della vita.
    Allievo: si certo faccio tutto questo continuamente. Ma...
    Maestro: allora da tempo hai trovato la via, forse la scambiavi per cedimento dell'anima, invece è fondamento vitale, perché è basato sull'accogliere.
    Allievo: Maestro non avevo visto che il vero cambiamento sta nell'accettare se stessi così come si è e non nel cercare continuamente di cambiarsi.
    Accogliendo il mio essere scopro cose nuove di me e del mondo.
    M.P.
                 CONNESSIONI
     
     
    Allievo: Maestro sono giorni, mesi ed anni che non riesco a smettere di usare l'oppio.
    Cominciai in un momento in cui sembrava andare tutto bene, ero sempre in compagnia, avevo un lavoro, una famiglia.
    Non riesco a capacitarmi di questo. Mi vergogno.
    Maestro: mi dispiace buon Allievo per questo tuo malessere.
    L'oppio mi sembra che fosse l'unica cosa sensata che potessi fare in quel momento.
    Allievo: Maestro mi stupisci, mi stai forse dicendo che ho fatto bene a cominciare ad usare l'oppio?
    Maestro: sto dicendo che probabilmente in quel momento l'uso dell'oppio è stato il miglior modo possibile che tu abbia trovato per stare, per esistere.
    Allievo: (sospira)
    Eh! ma non mi spiego, non mi mancava nulla! E perché non mi stai persuadendo a non farlo?
    Maestro: non è questo il mio compito. Ciò che vedo invece è che una parte di te probabilmente non era così felice, o soddisfatta, o contenta.
    Mi chiedo piuttosto come stavi mentre eri in compagnia? E come quando eri a lavoro o in famiglia?
    Allievo: ummm, quando ero in compagnia mi sentivo come se fossi solo, tutto mi sembrava superficiale, e forse lo rendevo anch'io così, per paura di non andare bene così com'ero. Anche a lavoro ed in famiglia avevo la stessa sensazione.
    Scappavo da tutto per paura del dolore che mi faceva sentire non adatto, che non andavo bene.
    Maestro: ecco! C'è una ferita nel profondo del tuo animo.
    E la parte che cela questa ferita, è quella che ha trovato nell'oppio un'opportunità. Vuoi darle torto?
    È stata brava a cercare possibilità per te, ha trovato questa, non sapendo più dove cercare.
    Allievo: mi commuovi Maestro, mi sento compreso e visto nella mia ferita.
    Ora capisco l'intento di quella parte di me, e mi sembra di volerle bene nonostante tutto. Si è prodigata per me!
    Ora come posso fare a recuperare?
    Maestro: bisogna far sì che tu e le tue parti troviate nuove vie da percorrere, strade che vadano bene alla tua interezza.
    Allievo: mi sembra un ottimo proponimento, mi fa sentire più intero, meglio. Il connettermi con questa parte mi ha fatto comprendere che la cura per la dipendenza non è la sobrietà.
    La cura per la mia dipendenza è creare vere connessioni.
    Comincerò con connettermi con questa mia parte.
    M.P.
     
     
                  LA FRAGILITA'
     
     
    Allievo: Maestro mi sento come un fiore in mezzo ad una mandria di bufali. Sballotato, in balia, fragile e ferito. Fino a ieri pensavo di star bene e di poter reggere tutto, ma non è così.
    Maestro: ciò di cui parli io lo sto sperimentando da un po di tempo e sono contento che anche tu te ne sia accorto.
    Allievo: ma Mestro, sei contento del mio essere fragile ed in balia? Sei contento per le mie ferite? A me piace ascoltarti e far tesoro delle tue esperienze, ma se dici questo, adesso mi risulta difficile farlo.
    Maestro: mio buon Allievo vederti soffrire mi provoca dispiacere. Ciò che mi rende contento è che nonostante tutto tu, ti accorga del tuo malessere, ne parli, e provi a cercare una via.
    Allievo: Maestro(sospirando)
    Maestro: qualche lustro fa, mentre mi affannavo ad imparare, lavoravo strenuamente e mi prendevo cura della mia anima, almeno credevo.
    Continuavo a fare ciò che facevo costantemente. Un giorno mi svegliai e ebbi la sensazione di essere rotto. I dolori mi pervadevano l'anima ed il corpo. Non mi riconoscevo più, eppure mi sembrava di eseguire, fare, praticare in modo corretto e coerente.
    Mi sentivo fragile, frangibile.
    Allora come stai facendo tu, andai dal mio maestro. E lui prima mi mise in una stanza isolata a stare con me stesso, e poi mi portò in una scuola con tanti bambini giocosi e vivaci ed infine mi portò da un vecchio maestro centenario.E mi chiese: cosa hai fatto tutto rotto e dolorante quando sei stato da solo? E cosa quando siamo andati dai bambini? E cosa dal vecchio maestro? Ed io gli dissi:
    Quando ero da solo mi sono accovacciato in un angolo a leccarmi le ferite, dai bambini mi sono mosso lentamente e mi sono fermato, e vedendomi così i bambini hanno subito fatto giochi morbidi e delicati, dal vecchio maestro ho camminato lentamente con lui e l ho aiutato a svestirsi, usando delicatezza e morbidezza.
    Allievo: e cosa hai imparato?
    Maestro: che solo quando mi sono sentito rotto, fragile e frangibile ho potuto sperimentare il prendermi cura, ciò che stavo facendo fino a quel momento era stato curarmi, ma non bastava. È nel mio sentirmi fragile che ho potuto riconoscere la potenza del prendermi cura.
    Ora tocca a te buon Allievo.
    M.P.