LA CISTI

    Allievo: Maestro oggi non mi sento bene, non credo di farcela
    Maestro: cosa ti succede Allievo caro?
    Allievo: mi sento bloccato, è come se qualcosa mi stringa dentro e mi blocca. Non credo di farcela, mi sembra tutto così difficile da superare, e così grande il problema che sto affrontando che non mi sembra possibile superarlo, forse non ce la farò mai
    Maestro: mi dispiace che tu ti senta in questo modo, ma credo che a parlare così non sia tu
    Allievo: e chi se non io, son io che sto così male e son io che te lo dico
    Maestro: sei sicuro? Eppure nonostante il tuo star male sei venuto qui a praticare, hai svolto le pratiche a casa! Quindi cosa vedi?
    Allievo: si Maestro il mio solito conflitto. È vero non è tutto me stesso che la pensa in questo modo, solo una parte di me pensa di non farcela.
    Maestro: e quale parte ti sembra che dica tutto questo?
    Allievo: una parte che forse non ha esperienza e che pensa di non essere in grado,una parte insicura, che quasi si sente impotente, incapace. Beh mi sembra proprio una parte piccola, bambina. Ah ecco che torna quel bambino ferito.

    I Demoni
     
     
     
    Maestro guardando negli occhi l'allievo:
    Ecco si ce l'hai dentro...lo vedo.
    Allievo: Maestro Maestro che succede? Cosa stai vedendo?
    Maestro: il tuo demone, è dentro di te!
    Allievo: ma che dici Maestro, sei forse uscito di senno? Non ho nulla, sto bene! E poi, un demone? Mah!
    Maestro: preparati, sarà doloroso
    Allievo, afferrando il braccio del Maestro: Credo che tu sia uscito di senno, ti porto dal guaritore? Credi veramente che un demone sia dentro di me?
    Maestro: guarda tu stesso
    L'allievo sta stringendo troppo forte il braccio del Maestro
    Allievo: scusami, mi sono fatto prendere la mano, no no non sono io questo!
    Maestro: eppure eri tu, o per lo meno stavi agendo attraverso il tuo demone
    Allievo affranto: si Maestro è così, ora lo vedo. Procediamo

    LA PROSPETTIVA
     
     
    Allievo: Maestro vedo male, confuso e offuscato. Ho difficoltà a riconoscere luoghi e persone, ma non ho bisogno di nuovi occhiali perché già li posseggo. Che mi sta succedendo?
    Maestro: Non saprei, ma da quello che dici di certo non sembra un problema di vista, bensì di visione.
    Allievo: ciò che prima mi sembrava quotidiano, rassicurante, familiare, oggi mi sembra estraneo, mutevole e nuovo.
    Le parole che odo, gli sguardi che vedo, diversi.
    Ho paura
    Maestro: la paura è una buona maestra, ti permette di mettere in discussione ciò sembrava verità, ed invece era illusione.
    Ti permette di fermarti nel punto giusto per ridefinire. Ti avvisa che potresti precipitare. Ti tiene vivo.
    Allievo: sarà, ma mi strugge dentro, mi confonde la mente. Ne sono travolto.
    Maestro: ti ricordi quando venivi al tempio percorrendo sempre la stessa strada per anni ed anni, ti fermavi sul finire della collina e guardavi per un po' il panorama?
    Allievo: si Maestro. Ebbene?

         CHI SONO IO?
     
     
    chi sono
    Monologo tratto dalla serie The Gift
    Tutto quello che si trasforma dentro possiamo osservarlo anche fuori.

    Il tempo  è  un attimo eterno.
    Come in una singola goccia d'acqua si cela il cuore del passato, in un singolo attimo si cela il cuore del tempo eterno, del passato e del futuro. Chi riesce a cogliere quell' attimo, coglie la completezza del tempo e del viaggio.
    Ricorda: la vita è il dono più grande che ci sia stato fatto.
    È aperta ad infinite possibilità.
    C'è soltanto una cosa che puoi fare: arrenderti.
    Si devi arrenderti, devi lasciare fluire la vita, e devi viverla.
    Puoi connetterti con qualcuno per amore, o per paura.
    Connettiti per amore non per paura, per infinito amore, affinché l' universo ti abbracci e ti protegga, affinché ti avvolga con le sue braccia amorevoli.
    Non solo quando gioisci, quando sei felice quando stai bene, ma anche quando sei nell'ombra, quando soffri o sei in pericolo.

                   CAMBIAMENTO
     
     
    Allievo: tutt'intorno c'è chi vuole cambiare, si tagliano i capelli, perdono peso, cercano l'elisir di eterna giovinezza.
    Io mi guardo e mi intristisco, non so se son io che non vado bene o c'è qualcos'altro che mi sfugge!
    Maestro: Allievo caro, mi spiace vederti così. Si certo c'è sempre qualcosa che sfugge al nostro essere.
    Eppure tu cambi di continuo, e continuamente ti rinnovi.
    Allievo: scusa Maestro ma in questo momento io mi vedo solo come un' Allievo qualunque senza nulla da contare.
    Maestro: dov'eri ieri? E il giorno prima? E stamattina?
    Allievo: dove sono sempre a fare pratica e meditazione, a lavorare insieme agli altri, a giocare con i bambini, a studiare e a prendermi cura dei miei cari.
    Maestro: ecco hai già la tua risposta
    Allievo: Eh fosse facile, non vedo.
    Maestro: Quando i tuoi capelli crescono, le tue unghie si allungano, quando si fa inverno e poi estate, giorno e poi notte tu forse metti in dubbio il tuo essere? Forse no.
    Ti tagli i capelli e le unghie, senza esitare, ti copri se fa freddo ti scopri se fa caldo, dormi quand'è notte e ti risvegli al mattino.
    Continuamente fai una pratica che sembra una banalità ma è il fondamento della vita.
    Allievo: si certo faccio tutto questo continuamente. Ma...
    Maestro: allora da tempo hai trovato la via, forse la scambiavi per cedimento dell'anima, invece è fondamento vitale, perché è basato sull'accogliere.
    Allievo: Maestro non avevo visto che il vero cambiamento sta nell'accettare se stessi così come si è e non nel cercare continuamente di cambiarsi.
    Accogliendo il mio essere scopro cose nuove di me e del mondo.
    M.P.
                 CONNESSIONI
     
     
    Allievo: Maestro sono giorni, mesi ed anni che non riesco a smettere di usare l'oppio.
    Cominciai in un momento in cui sembrava andare tutto bene, ero sempre in compagnia, avevo un lavoro, una famiglia.
    Non riesco a capacitarmi di questo. Mi vergogno.
    Maestro: mi dispiace buon Allievo per questo tuo malessere.
    L'oppio mi sembra che fosse l'unica cosa sensata che potessi fare in quel momento.
    Allievo: Maestro mi stupisci, mi stai forse dicendo che ho fatto bene a cominciare ad usare l'oppio?
    Maestro: sto dicendo che probabilmente in quel momento l'uso dell'oppio è stato il miglior modo possibile che tu abbia trovato per stare, per esistere.
    Allievo: (sospira)
    Eh! ma non mi spiego, non mi mancava nulla! E perché non mi stai persuadendo a non farlo?
    Maestro: non è questo il mio compito. Ciò che vedo invece è che una parte di te probabilmente non era così felice, o soddisfatta, o contenta.
    Mi chiedo piuttosto come stavi mentre eri in compagnia? E come quando eri a lavoro o in famiglia?
    Allievo: ummm, quando ero in compagnia mi sentivo come se fossi solo, tutto mi sembrava superficiale, e forse lo rendevo anch'io così, per paura di non andare bene così com'ero. Anche a lavoro ed in famiglia avevo la stessa sensazione.
    Scappavo da tutto per paura del dolore che mi faceva sentire non adatto, che non andavo bene.
    Maestro: ecco! C'è una ferita nel profondo del tuo animo.
    E la parte che cela questa ferita, è quella che ha trovato nell'oppio un'opportunità. Vuoi darle torto?
    È stata brava a cercare possibilità per te, ha trovato questa, non sapendo più dove cercare.
    Allievo: mi commuovi Maestro, mi sento compreso e visto nella mia ferita.
    Ora capisco l'intento di quella parte di me, e mi sembra di volerle bene nonostante tutto. Si è prodigata per me!
    Ora come posso fare a recuperare?
    Maestro: bisogna far sì che tu e le tue parti troviate nuove vie da percorrere, strade che vadano bene alla tua interezza.
    Allievo: mi sembra un ottimo proponimento, mi fa sentire più intero, meglio. Il connettermi con questa parte mi ha fatto comprendere che la cura per la dipendenza non è la sobrietà.
    La cura per la mia dipendenza è creare vere connessioni.
    Comincerò con connettermi con questa mia parte.
    M.P.
     
     
                  LA FRAGILITA'
     
     
    Allievo: Maestro mi sento come un fiore in mezzo ad una mandria di bufali. Sballotato, in balia, fragile e ferito. Fino a ieri pensavo di star bene e di poter reggere tutto, ma non è così.
    Maestro: ciò di cui parli io lo sto sperimentando da un po di tempo e sono contento che anche tu te ne sia accorto.
    Allievo: ma Mestro, sei contento del mio essere fragile ed in balia? Sei contento per le mie ferite? A me piace ascoltarti e far tesoro delle tue esperienze, ma se dici questo, adesso mi risulta difficile farlo.
    Maestro: mio buon Allievo vederti soffrire mi provoca dispiacere. Ciò che mi rende contento è che nonostante tutto tu, ti accorga del tuo malessere, ne parli, e provi a cercare una via.
    Allievo: Maestro(sospirando)
    Maestro: qualche lustro fa, mentre mi affannavo ad imparare, lavoravo strenuamente e mi prendevo cura della mia anima, almeno credevo.
    Continuavo a fare ciò che facevo costantemente. Un giorno mi svegliai e ebbi la sensazione di essere rotto. I dolori mi pervadevano l'anima ed il corpo. Non mi riconoscevo più, eppure mi sembrava di eseguire, fare, praticare in modo corretto e coerente.
    Mi sentivo fragile, frangibile.
    Allora come stai facendo tu, andai dal mio maestro. E lui prima mi mise in una stanza isolata a stare con me stesso, e poi mi portò in una scuola con tanti bambini giocosi e vivaci ed infine mi portò da un vecchio maestro centenario.E mi chiese: cosa hai fatto tutto rotto e dolorante quando sei stato da solo? E cosa quando siamo andati dai bambini? E cosa dal vecchio maestro? Ed io gli dissi:
    Quando ero da solo mi sono accovacciato in un angolo a leccarmi le ferite, dai bambini mi sono mosso lentamente e mi sono fermato, e vedendomi così i bambini hanno subito fatto giochi morbidi e delicati, dal vecchio maestro ho camminato lentamente con lui e l ho aiutato a svestirsi, usando delicatezza e morbidezza.
    Allievo: e cosa hai imparato?
    Maestro: che solo quando mi sono sentito rotto, fragile e frangibile ho potuto sperimentare il prendermi cura, ciò che stavo facendo fino a quel momento era stato curarmi, ma non bastava. È nel mio sentirmi fragile che ho potuto riconoscere la potenza del prendermi cura.
    Ora tocca a te buon Allievo.
    M.P.
                   LA VALVOLA
     
     Scultura,Albert György, Mélancolie, 2012(foto trovata in rete)
    Allievo: Maestro oggi sono scoppiato per l'ennesima volta! Non mi capacito! Provo a fare qualcosa ma nulla inevitabilmente scoppio, non vedo vie d'uscita, mi sento in gabbia e scoppio! Sono triste e dolorante, sono esausto.
    Maestro: mi dispiace buon Allievo,
    vedo il tuo dolore e lo comprendo, nella situazione in cui ti trovi è difficile non sentirsi così.
    Allievo: sono disperato! (Piangendo)
    Maestro: si disperato.
    Allievo: non trovo vie d'uscita e mi sento soffocare.
    Maestro: è triste il tuo essere in questo momento e contemporaneamente è un bene.
    Allievo: un bene?
    Maestro: certo! Il tuo scoppiare,essere triste e disperato, senza vie d'uscita sono un bene.
    Come faresti ad arginare e riparare una perdita d' acqua se non ci fosse il tubo con la sua perdita a mostrartelo?
    Solo la fuoriuscita di acqua ti sta ad indicare che qualcosa non va e il tubo ti mostra dove.
    La tua condizione ti indica la via maestra in questo momento.
    Il sentirti scoppiare!
    Il palloncino scoppia quando la sua massima capienza è stata raggiunta e non ci sono altre vie se non scoppiare. Invece una pentola a pressione per esempio non scoppia. E sai cosa le permette di non farlo?
    Allievo: la valvola?
    Maestro: si la valvola; da lì esce l'eccesso che non potrebbe essere più contenuto all'interno.
    Allievo: oh Maestro! Per un pensiero arcano e ipotetico, che non ho verificato, mi sono ritrovato a resistermi, a resistere al mio dolore creando una diga, invece che farlo fluire come fiume al mare. E non ho visto che la valvola la posso giostrare io, facendo fluire la quantità di dolore che voglio, quando voglio.
    M.P.
                         LE PARTI
     
     
     
    Allievo: Maestro a volte mi sembra di essere incostante, freddo e caldo, lucido e confuso, impaurito e coraggioso, sto forse perdendo il senno? Non mi riconosco. Chi sono?
    Maestro: tutto e niente forse?
    Allievo: Maestro nemmeno tu lo sai chi sei o quale sei?
    Maestro: Allievo caro la questione non è quale parte sono o chi sono;
    Un giorno camminando in un bosco sperduto ho avuto timore nel proseguire e in un primo momento mi sono fermato,poi ho cominciato a fare un passo e poi ancora mi sono fermato. Da una parte mi fermavo dall'altra proseguivo e nel frattempo mi saliva un'altra parte che mi voleva far fermare sotto un albero a stare.
    Cosa stava succedendo? Non ero io forse che non volevo proseguire? O che volevo fare un altro passo? O ancora che volevo fermarmi sotto l'albero?
    Incuriosito da ciò ho immaginato le 3 possibilità. Una era condita di timore, insicurezza e dubbio, un'altra era fatta di coraggio, intraprendenza e curiosità, l'altra di calma, fermezza e presenza.
    Mentre le immaginavo si cominciavano a palesare davanti a me prima un ragazzino, poi un giovincello ed infine un uomo.
    Stupito da ciò ho deciso di continuare a conoscerli.
    Il ragazzino quasi non mi parlava e sembrava preso da una questione che lo riguardava, mentre assistevo a questo subito il giovincello prendeva vigore e accennava con un gesto a proseguire. Allora l'uomo cominciò a provare a far sedere tutti.
    Fui attirato dall'essenza di tutti, che sembravano avere ognuno il proprio vissuto,le proprie ragioni e di conseguenza comportamenti differenti.
    Ho quindi ho accolto le ragioni di tutti e ho proseguito nel mio percorso con più attenzione, incedendo col mio proprio passo e fermandomi quando qualcosa attirava la mia attenzione.
    Allievo: Grazie Maestro ho visto che sono fatto di tante parti ognuna con sue esigenze e desideri e ciò che mi succede ne accende una o l'altra. Non sarà facile riconoscerle tutte e ci vorrà del tempo. Col tempo, l'attenzione, l'ascolto e la ricerca mi ritroverò ovunque.
    M.P.

      ARCHITETTURA DI UN SOGNO S.Dalì, Idilio Atomico e Uranico Melanconico, 1945

    Sognare è come respirare o camminare. È qualcosa che è connaturata alla natura umana.
    Il sogno è prodotto da noi, e quale nostro prodotto, è parte di noi.
    È un ulteriore voce che abbiamo per esprimerci.
    Di notte succede che ciò che abbiamo vissuto durante il giorno viene elaborato, riorganizzato, rimaneggiato.
    Nel sogno possiamo ritrovare parti della giornata vissuta: per esempio se ho incontrato tizio probabilmente lo ritroverò nel sogno ecc.
    Ma non solo! Visto che il sogno è un'ulteriore nostra voce, racconterà di noi, dei nostri vissuti, emozioni, turbamenti, gioie e dolori.

    Il sogno
    Oggi sono con F., appena entra nella stanza mi sembra agitata e quando le chiedo come sta, come si sente mi parla appunto di uno stato di agitazione di tristezza, di rabbia.

    Ultimamente sta dormendo poco e male e durante il sonno soprattutto quello di questa notte ha fatto dei sogni che l’hanno sconvolta e che lei definisce strani.
    Dopo di ciò mi fa la richiesta proprio di lavorare su questo sogno, che mi racconta:

                LA RABBIA

    Chi è costei?

    E’ un'emozione che fa parte del nostro corredo organismico, patrimonio genetico.

    Tutti proviamo rabbia o l’abbiamo provata nella nostra vita.

    Si presenta con varie tonalità che vanno da un’intensità bassa, per esempio il fastidio, ad un intensità più alta, per esempio la furia.

    Tra il fastidio e la furia ci sono infinite tonalità di rabbia: irritazione, ira, collera ecc.

    Siccome non ci si può non arrabbiare in quanto esseri umani, e siccome tutti ne abbiamo fatto esperienza, è giusto provare rabbia!

    Tu, ti taglieresti un braccio? Penso che la maggior parte di noi risponderà no a questa domanda. Quindi così come non ti priveresti di un braccio, non va bene eliminare la rabbia.

    Mi capita molto spesso di ricevere richieste di eliminazione delle emozioni; non si possono eliminare!

    Ciò che invece è possibile fare è stabilire una relazione più funzionale con questa nostra compagna di viaggio.

    Iniziamo quindi a conoscerla e riconoscerla.

    Come si presenta?

                             LA PAURA
     
    Allievo: non credo che si debba fare quel viaggio al tempio, e comunque ho mal di schiena, e alle ginocchia, sono dolorante. E poi metti che piova.
    Maestro: buon allievo cosa ti sta turbando? Cosa ti impedisce ora di essere qui?
    Allievo: il dolore non mi hai ascoltato forse.
    Maestro: E' proprio perché ti ho ascoltato che ho sentito ciò che tu invece vai celando.
    Non è il dolore che ti sta impedendo di essere qui, perché invece è proprio quello che ti reca lì dove sei, avvertendoti che c'è qualcosa da attenzionare.
    Mentre il discorrere circa il viaggio ed il meteo ti sta portando dove non sei, il dolore è l'unica cosa che è qui, e qui ti conduce.
    Allievo: è così Maestro, sono turbato, ho difficoltà a riconoscere questo turbamento.
    Maestro: il declinare del tempo ti può aiutare a riconoscerlo, ciò che provi mentre ne parli, quindi i tuoi sensi, il come ne parli.
    Allievo: il tempo mi sembra il futuro, ho il cuore che batte forte ed il fiato corto, ho confusione in testa, ho un po di tremori.
    Forse ho compreso, ho paura.
    Maestro: si buon allievo. La paura blocca e incastra. Ci porta lontano da noi.
    Ma bada bene, solo quando non l' ascolti.
    Il suo compito è avvertirti, lei suona un campanello.
    Se tu lo ascolti mentre suona ti potrà indicare una buona via per te, se tu lo lasci suonare e poi ti abitui al suo suono, ti perderai; il tuo corpo incarnerà quel suono e parlerà di quel suono, ma tu non lo udrai più.
    Allievo: oh Maestro grazie per avermi ascoltato. Non c'è miglior medicina che L' Ascolto. Ora tocca a me farlo per me stesso, e con coraggio accettare ed accogliere il messaggio della mia paura.
    M.P.

    LA GRATITUDINE

     

    Allievo: Maestro sto attraversando un brutto periodo.
    Maestro: mi dispiace buon Allievo, quindi è un periodo?
    Allievo: si, uno dei più brutti, va tutto male. In famiglia per esempio.
    Maestro: Ah! hai una famiglia?
    Allievo: si ma mi preoccupano.
    Maestro: Mmmm allora fanno cose che ti preoccupano?
    Allievo: si si fanno cose che...uff! E poi a lavoro, sono esausto.
    Maestro: Ah! hai un lavoro?
    Allievo: Eh si un lavoro che a volte è duro, non sempre costante, è estenuante. E per finire non ho trovato ciò che cercavo in un mio viaggio. È sempre più dura.
    Maestro: mmmm hai viaggiato!
    Allievo: si ho viaggiato. Ma perché continui a sottolineare ciò che ti ho evidenziato? Mi fai sentire più triste e meno consolato, non mi stai aiutando.
    Maestro: ma buon Allievo cosa stai guardando? E cosa ascolti? Non sempre la luna illumina la parte di cielo che ci interessa, eppure è lì sia la luna che quel pezzo di cielo, lì sopra di noi.
    Tutti i giorni appena mi sveglio dico: ah! sono sveglio! E poi appena mi alzo, ah! sono in piedi, ed ancora continuo a sottolineare, ah! ho aperto gli occhi, ah! mi sto nutrendo, ah! sono a casa, ah! sto andando al tempio...e così fino a sera, in una continua litania.
    Allievo: (arrossendo) Maestro, maestro! come sempre mi permetti di avere una visione d'insieme e mi ricordi la cosa più importante da fare nella mia vita, essere Grato sempre!
    Quindi ringrazio anche te, che come al solito mi permetti di rimettermi qui dove sono.
    M.P.
                       SPIRALI
     
    Allievo: Maestro mi sono perso nel turbinio dei miei pensieri e delle mie azioni, non riesco più a ritrovare la via.
    Maestro: E come ti senti?
    Allievo: mi sento come stretto in una spirale e man mano che salgo ho le vertigini. Sono in un tornado.
    Maestro: Ah la spirale! Sai com'è fatta?
    Allievo: si, comincia in un punto e poi man mano si allarga. Però non credo mi possa aiutare sapere com'è fatta. Perché me lo chiedi?
    Maestro: buon Allievo la spirale è una forma potente, porta con sé un forte simbolismo legato alla vita e alla morte.
    Tutto nasce da un punto e da quel punto si evolve. Può andare in un verso o in altro.
    Comunque sia cresce. Il suo andamento è perpetuo, e mentre evolve genera.
    Allievo: Maestro non ti seguo ancora, ho difficoltà
    Maestro: certamente sei nella spirale. Ora guarda la Tua spirale, seguine il suo movimento, accorgiti di ciò che succede.
    Allievo: se mi immagino di stare all'inizio della spirale sento stabilità, fermezza, consistenza, se mi immagino di stare più su man mano che si allarga e sto in quest'altro movimento sento la nausea.
    Maestro: ecco Allievo, la tua spirale si sta evolvendo in altezza e l'altezza potrebbe generare varie sensazioni, a te porta nausea, e noi abbiamo la nausea quando siamo troppo pieni fino quasi al limite.
    Il troppo pieno non consente l'esistenza di spazi di respiro.
    Allievo: Grazie Maestro ero rapito da ciò che credevo andasse bene per me. Per stare meglio ho bisogno di ritornare alle mie radici e di praticare le scoperte.
    M.P.
        L'ELOGIO DELL'IMPERFEZIONE
    Foto,Costellazione di Orione, gennaio 2021
     
    Allievo: Maestro maestro qual'è il segreto per fare tutto bene senza sbagliare e con precisione.
    Maestro: segreto?
    Allievo: si si il segreto, essendo tu un gran maestro oramai lo avrai scoperto. Quindi ti chiedo di insegnarmelo, così da poter fare tutto alla perfezione come fai tu.
    Maestro: (sorridendo) Buon Allievo, vedi io quello che ho imparato è che se prendo un ciocco di legno e lo scolpisco, incidendo colpo su colpo, alla fine creerò una forma; quella forma che avrò trovato per quel ciocco sarà unica, perché non ce ne sarà un altra uguale. E sai che forma avrà?
    Allievo: non saprei Maestro, forse la forma che tu volevi.
    Maestro: no buon allievo, avrà la forma migliore che potevo dargli in quel momento, e sicuramente sarà imperfetta.
    Allievo: Maestro non capisco, perché lavorare tanto per poi ottenere imperfezione.
    Maestro: vedi se quella cosa che tu hai creato fosse perfetta, compiuta allora non potresti che tenerla lì ed ammirarla. E poi? Dove finirebbe il soffio della tua creatività? Starebbe fermo a guardare anche lui, e tu non respireresti più.
    Invece se ciò che crei è imperfetto avresti ancora molto respiro da praticare.
    Allievo: Grazie Maestro ho capito che non voglio più fare cose perfette perché è nell'imperfezione che si nasconde l'Infinito.
    M.P.
    LE COSE NON VANNO SEMPRE COME CE LE IMMAGINIAMO
     
     
    Allievo: Maestro mi sento sopraffatto e tormentato dalla rabbia, é difficile mantenermi calmo
    Maestro: e cosa fai?
    Allievo: mi faccio pervadere dal fuoco della rabbia che a volte resta dentro di me e altre volte mi capita di gettare sull'altro
    Maestro: e poi come ti senti?
    Allievo: all'inizio mi sembra bene, poi mi sento male sono come tormentato.
    Maestro: vedi caro Allievo il fuoco ardente della rabbia è seduttivo, ti potrebbe dare la sensazione di farti sentire vivo, però se continua ad ardere costantemente dentro, rischia di bruciarti.
    Allievo: e allora che fare? È difficile non farmi sedurre da questo fuoco.
    Maestro: Quando un fuoco viene acceso e ci si mette ancora del legno sopra, le fiamme prenderanno più vigore, se invece lo si copre, la mancanza di ossigeno lo spegnerà immediatamente, ma ci sarà moltissimo fumo dopo.
    Ancora se lasciassimo che quel fuoco arda e nel frattempo lo osserviamo, ne ammiriamo gli sfavillii e i giochi di luce, scopriremmo cosa lo fa essere così. Magari il tipo di legna, che può essere più o meno umida, oppure la sua quantità o ancora se c'è vento oppure no.
    Quindi come vedi ad alimentare un fuoco contribuiscono vari elementi e il tipo di fuoco che avremo non è possibile definirlo a priori.
    Allievo: Grazie Maestro non conoscendo ciò che mi ardeva dentro mi sentivo tormentato. Adesso ho capito che non è questione di riuscire a mantenermi calmo ma di costruire la mia calma guardando il fuoco.
    M.P.
     
                      ASCOLTARE
     
     
     
    Allievo:Maestro non so che mi succede, mi sento bloccato, mi viene da piangere, non so che fare.
    Maestro: Non fare
    Allievo: ma è insopportabile questa condizione in cui mi trovo,ho anche paura.
    Maestro: mio buon allievo la risposta te la stai dando da solo, il tuo corpo sta parlando per te.
    Ti dice di fermarti, perché quando corri tutto passa indistinto.
    Se ora ti fermi puoi ascoltare quella musica di sottofondo che credi di non sopportare.
    Quella musica è il suono che fai quando respiri, quando vivi.
    Quando ti fermi permetti alla vista di abituarsi ed adattarsi al buoio.
    Solo così potrai ritornare a vedere.
    Solo fermandoti potrai sentire il tuo rumore.
    Allievo: Grazie Maestro ho capito che non è questione di riuscire a sopportare ma di permettersi di ascoltare.
    M.P.
     
     
    ESSERE PARTE DEL TUTTO, NON IL TUTTO
     
     
    Allievo:Oh maestro ho paura.
    Fino a ieri ho cercato di mantenermi saldo, di rispettare le regole. Adesso sul tramontare del sole ho paura e non so come fare ad affrontare domani.
    Maestro: Mio caro allievo anch'io ho paura
    Allievo: come maestro, anche tu? Non hai trovato la strada del distacco?
    Maestro: Vedi il fatto che tu mi chiami Maestro non vuol dire che io sia diverso da te.
    La paura del domani è un sentimento comune agli esseri umani, finché non imparano ad osservare.
    Allievo: E a cosa ci aiuterebbe farlo? La paura resta, non va via se osservo
    Maestro: Tu cosa sei solito osservare?
    Allievo: Le mie ed altrui gesta, gli animali, gli alberi le piante.
    Osservo ciò che è intorno a me.
    Maestro: Ecco cosa manca buon Allievo,
    la cintura di Orione; ciò che è sopra di te.
    Sopra di noi ci sono meraviglie che è difficile persino immaginare. Ciò che vediamo è una luce che giunge a noi dopo che ha attraversato centinaia di anni, e ci arriva splendente e luminosa.
    Ma quella luce è frutto di passaggi in posti impensabili, impervi, instabili.
    Quindi allievo ora dimmi, cosa succede alla tua paura?
    Allievo: si affievolisce, ho capito che è una questione di prospettiva. Mi sento contemporaneamente piccolo e grande. Mi sento parte di un quadro immenso, e che io sto contribuendo ad arricchire.
    Grazie maestro mi ricorderò che sono parte del tutto, e non il tutto.
    M.P.
     LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO, PERO' CHE MERAVIGLIA!
    parte del tutto
     
    Allievo: Maestro perché dopo tanto cammino non riesco a trovare la strada per ciò che voglio?
    Maestro: Hai usato la mappa?
    Allievo: Si Maestro l'ho guardata ed ho cercato di trovare la direzione, ma nulla, giro in tondo e non arrivo.
    Maestro: Certo prezioso Allievo, è comprensibile, questo accade perché la mappa non è il territorio.
    Allora se tu hai una mappa e prima di percorrere una strada la studi, ne scopri i particolari, questo ti farà sentire sì più sicuro, meno inadeguato, ma la questione è che quando andrai lì in quel territorio, tutto cambierà.
    Magari troverai un muro dove non c'era nulla, un' apertura che non potrai usare, un burrone dove prima era pianura.
    Allievo: ed allora come fare, sarà sempre tutto inutile.
    Maestro: eh no caro Allievo, intanto lo studio della mappa ti ha dato la possibilità di imparare ad orientarti, e poi sarà il canovaccio dove continuare ad inserire cio che scoprirai sul campo, magari troverai un tunnel fatto di spine che ti condurrà ad una città nascosta, oppure mentre cammini in un campo di grano invernale ti apparirà un papavero estivo, oppure sfiorando una pianta mai vista creerai una pioggia di semi, o ancora durante il tuo cammino potrai incontrare altri viandandanti con cui scambiare o avere informazioni.
    Allievo: Grazie Maestro ora capisco che non è questione di avere un tempo, ma è questione di incuriosirsi e meravigliarsi.
    Ora ciò che voglio lo costruirò camminando.
    M.P.

    QUESTIONE DI ATTENZIONE

     
    Allievo: Maestro perché non vedono? 
    Riescono solo a prestare attenzione a ciò che gli fa male e non vedono che invece i loro malesseri sono frutto di un modo per proteggerli.
    Maestro: Prezioso allievo, non sono pronti.
    Immagina di cadere e battere le ginocchia per terra, un ginocchio è sanguinante, malconcio, l'altro sta bene. 
    Ora tu cosa faresti? 
    Allievo: Curerei il ginocchio che sanguina, lo disinfetterei e farei di tutto per farlo star meglio. 
    Maestro: e l'altro?
    Allievo: bé l'altro sta bene per il momento non me ne occuperei, mi concentrerei sul ginocchio malconcio.
    Maestro: eh! Però anche l'altro ha subito la stessa sorte, cadendo insieme al ginocchio sanguinante. 
    Quindi vedi? Funziona così 
    Finché non riusciamo a icurare tutte le ferite sanguinanti, non siamo pronti per affrontare altre questioni, non possiamo vederle.
    Le ferite ci rendono si ciechi ad altro, perché abbiamo bisogno di tutte le energie per prendercene cura,  allo stesso tempo ci fanno vedere che abbiamo bisogno di cure.
    Nulla è meglio di qualcos'altro, ma ha tempi diversi per essere visto.
    Allievo: Grazie Maestro, ho capito che non è questione di cecità ma questione di attenzione.
    M.P.

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