ASCOLTARE
     
     
     
    Allievo:Maestro non so che mi succede, mi sento bloccato, mi viene da piangere, non so che fare.
    Maestro: Non fare
    Allievo: ma è insopportabile questa condizione in cui mi trovo,ho anche paura.
    Maestro: mio buon allievo la risposta te la stai dando da solo, il tuo corpo sta parlando per te.
    Ti dice di fermarti, perché quando corri tutto passa indistinto.
    Se ora ti fermi puoi ascoltare quella musica di sottofondo che credi di non sopportare.
    Quella musica è il suono che fai quando respiri, quando vivi.
    Quando ti fermi permetti alla vista di abituarsi ed adattarsi al buoio.
    Solo così potrai ritornare a vedere.
    Solo fermandoti potrai sentire il tuo rumore.
    Allievo: Grazie Maestro ho capito che non è questione di riuscire a sopportare ma di permettersi di ascoltare.
    M.P.
     
     
    ESSERE PARTE DEL TUTTO, NON IL TUTTO
     
     
    Allievo:Oh maestro ho paura.
    Fino a ieri ho cercato di mantenermi saldo, di rispettare le regole. Adesso sul tramontare del sole ho paura e non so come fare ad affrontare domani.
    Maestro: Mio caro allievo anch'io ho paura
    Allievo: come maestro, anche tu? Non hai trovato la strada del distacco?
    Maestro: Vedi il fatto che tu mi chiami Maestro non vuol dire che io sia diverso da te.
    La paura del domani è un sentimento comune agli esseri umani, finché non imparano ad osservare.
    Allievo: E a cosa ci aiuterebbe farlo? La paura resta, non va via se osservo
    Maestro: Tu cosa sei solito osservare?
    Allievo: Le mie ed altrui gesta, gli animali, gli alberi le piante.
    Osservo ciò che è intorno a me.
    Maestro: Ecco cosa manca buon Allievo,
    la cintura di Orione; ciò che è sopra di te.
    Sopra di noi ci sono meraviglie che è difficile persino immaginare. Ciò che vediamo è una luce che giunge a noi dopo che ha attraversato centinaia di anni, e ci arriva splendente e luminosa.
    Ma quella luce è frutto di passaggi in posti impensabili, impervi, instabili.
    Quindi allievo ora dimmi, cosa succede alla tua paura?
    Allievo: si affievolisce, ho capito che è una questione di prospettiva. Mi sento contemporaneamente piccolo e grande. Mi sento parte di un quadro immenso, e che io sto contribuendo ad arricchire.
    Grazie maestro mi ricorderò che sono parte del tutto, e non il tutto.
    M.P.
     LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO, PERO' CHE MERAVIGLIA!
    parte del tutto
     
    Allievo: Maestro perché dopo tanto cammino non riesco a trovare la strada per ciò che voglio?
    Maestro: Hai usato la mappa?
    Allievo: Si Maestro l'ho guardata ed ho cercato di trovare la direzione, ma nulla, giro in tondo e non arrivo.
    Maestro: Certo prezioso Allievo, è comprensibile, questo accade perché la mappa non è il territorio.
    Allora se tu hai una mappa e prima di percorrere una strada la studi, ne scopri i particolari, questo ti farà sentire sì più sicuro, meno inadeguato, ma la questione è che quando andrai lì in quel territorio, tutto cambierà.
    Magari troverai un muro dove non c'era nulla, un' apertura che non potrai usare, un burrone dove prima era pianura.
    Allievo: ed allora come fare, sarà sempre tutto inutile.
    Maestro: eh no caro Allievo, intanto lo studio della mappa ti ha dato la possibilità di imparare ad orientarti, e poi sarà il canovaccio dove continuare ad inserire cio che scoprirai sul campo, magari troverai un tunnel fatto di spine che ti condurrà ad una città nascosta, oppure mentre cammini in un campo di grano invernale ti apparirà un papavero estivo, oppure sfiorando una pianta mai vista creerai una pioggia di semi, o ancora durante il tuo cammino potrai incontrare altri viandandanti con cui scambiare o avere informazioni.
    Allievo: Grazie Maestro ora capisco che non è questione di avere un tempo, ma è questione di incuriosirsi e meravigliarsi.
    Ora ciò che voglio lo costruirò camminando.
    M.P.

    QUESTIONE DI ATTENZIONE

     
    Allievo: Maestro perché non vedono? 
    Riescono solo a prestare attenzione a ciò che gli fa male e non vedono che invece i loro malesseri sono frutto di un modo per proteggerli.
    Maestro: Prezioso allievo, non sono pronti.
    Immagina di cadere e battere le ginocchia per terra, un ginocchio è sanguinante, malconcio, l'altro sta bene. 
    Ora tu cosa faresti? 
    Allievo: Curerei il ginocchio che sanguina, lo disinfetterei e farei di tutto per farlo star meglio. 
    Maestro: e l'altro?
    Allievo: bé l'altro sta bene per il momento non me ne occuperei, mi concentrerei sul ginocchio malconcio.
    Maestro: eh! Però anche l'altro ha subito la stessa sorte, cadendo insieme al ginocchio sanguinante. 
    Quindi vedi? Funziona così 
    Finché non riusciamo a icurare tutte le ferite sanguinanti, non siamo pronti per affrontare altre questioni, non possiamo vederle.
    Le ferite ci rendono si ciechi ad altro, perché abbiamo bisogno di tutte le energie per prendercene cura,  allo stesso tempo ci fanno vedere che abbiamo bisogno di cure.
    Nulla è meglio di qualcos'altro, ma ha tempi diversi per essere visto.
    Allievo: Grazie Maestro, ho capito che non è questione di cecità ma questione di attenzione.
    M.P.

    STORIE DI VUOTI

    Depressione, un vuoto troppo pieno

    Oggi sono con Z. una donna di media età. Entra nello studio con movimenti lenti e delicati.

    Si siede dolcemente sulla poltrona e mi guarda con sguardo mite, come al solito.

    Mi dice di sentirsi triste, come incapace di muoversi nel mondo, cerca di agire sempre con attenzione ed estremo riguardo per l’altro, non vuole nuocergli in nessun modo.

    Ora più che mai.

    E’ durante una cena a cui ha partecipato dopo giorni di solitudine e dopo vari pensamenti, che si manifesta il suo disagio.

    La persona che l’ha invitata ha dei genitori anziani ed in quel mentre scatta la sua preoccupazione per la vicinanza (siamo a giugno 2020 tempo di covid e distanziamento), anche se non è eccessiva, e se la cena sta avvenendo all’aperto.

    Il suo turbamento sembra travalicare la preoccupazione per il momento storico che stiamo vivendo. Dice di essersi sentita si preoccupata, ma anche troppo vicina, quasi troppo presente.

    Il suo corpo ha cominciato a ritrarsi sempre più, quasi a voler scomparire, non riesce a godersi la serata.

    Sembra che si stia palesando un fantasma antico.